Esperienze condivise: una meravigliosa passeggiata

Torno dopo un po’ di tempo qui con un post diverso da solito, il resoconto di una esperienza che vuole essere un regalo ad un’amica. Buona lettura 🙂

Una ricerca scolastica sui monumenti di Bari è stata l’occasione per una passeggiata madre-figlio per il Borgo Antico e per altre zone significative della città.

Scoprire i luoghi-simbolo della propria città è per i bambini un’esperienza importante, crea radici, crea legame col territorio di provenienza. A maggior ragione, se questa esperienza viene vissuta con una persona importante nella sua vita.

Potrebbe essere un’idea particolare per trascorrere il pomeriggio della Festa della Mamma: una romantica passeggiata, arte, chiacchiere e magari una bella merenda.

Questo il nostro itinerario. Solo una bozza, le idee potrebbero essere davvero molte altre.

Siamo partiti dalla Chiesa Russa, in corso Benedetto Croce. Risale ai primi del XX secolo e fu edificata in un quartiere Carrassi in piena espansione. Di proprietà del Comune di Bari dal 1939, nel 2007 alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano e del Presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev fu consegnata alla Russia.

Proseguendo la nostra passeggiata per corso B. Croce, siamo arrivati in via Capruzzi e poi in Corso Cavour: qui siamo in pieno quartiere Murattiano, il centro di Bari, il cuore della vita commerciale della Città. Oltre che una zona pienissima di testimonianze storiche e architettoniche davvero uniche.

Mio figlio aveva fatto una lista di monumenti da fotografare: e senz’altro, su Corso Cavour, siamo partiti dal Teatro Petruzzelli, di cui avevo ampiamente parlato qui.

Ancora avanti, un imperdibile Teatro Margherita: inaugurato nel 1914 con nome di Kursaal Margherita, ha la particolarità di essere stato edificato su pilastri fondati nel mare del vecchio porto (per eludere il patto tra il Comune di Bari e la famiglia Petruzzelli secondo il quale non sarebbero stati edificati altri teatri sul suolo cittadino dopo il Politeama di Corso Cavour).

A questo punto arriviamo in Piazza del Ferrarese: accesso al Borgo Antico per eccellenza, la piazza prende il nome da quello in un mercante di Ferrara, proprietario di numerosi immobili in quella zona. La piazza si affaccia sul Lungomare Imperatore Augusto e proprio da qui parte la rampa per l’accesso a via Venezia, la Muraglia di Bari (altra tappa fondamentale della passeggiata). La vista di Bari dalla Muraglia è qualcosa di indimenticabile: il lungomare, il porto vecchio, la storia della città che si apre agli occhi dello spettatore.

Baluardo della Muraglia è il Fortino di S. Antonio, costruito tra XV e XVI secolo. Dobbiamo il suo aspetto attuale all’opera di Isabella D’Aragona, che lo riportò alle sembianze originali dopo i vari rimaneggiamenti che l’avevano caratterizzato.

Da una stradina che parte dalla Muraglia ci ritroviamo in Piazza Mercantile e, a questo punto, in piena Bari Vecchia, affascinante concentrato di storia, tradizioni, religione, costumi popolari.

Ci dirigiamo direttamente verso le grandi chiese: sono nella nostra lista e dobbiamo fotografarle!

La basilica di San Nicola: se cercate un esempio paradigmatico di romanico pugliese, l’avete trovato. Siamo in piena epoca normanna: la Basilica fu edificata per custodire le reliquie di San Nicola, traslate da sessanta marinai baresi da Myra nel 1087.

Ancora avanti: siamo alla Cattedrale, San Sabino. Abbiamo un meraviglioso rosone da fotografare. Edificata nel XIII secolo sulle rovine di un duomo bizantino, la Cattedrale rappresenta un altro ottimo esempio di romanico pugliese.

La nostra passeggiata sta per concludersi, siamo anche un po’ stanchi di camminare. Però ci manca ancora un monumento molto molto importante, e ci siamo davvero vicini: il Castello Normanno Svevo.

Voluto dal re normanno Ruggero II, fu edificato durante la prima metà del 1100. Distrutto, fu ricostruito e ampliato da Federico II nel 1233. Ha chiaramente subito numerosissimi rimaneggiamenti del corso dei secoli, tuttavia conserva tutto il fascino delle origini.

Che lunga e bellissima passeggiata! Storia, arte e architettura con mio figlio curioso e rapito. Che meraviglia! Ci meritiamo un bel gelato ora 😊

Un altro gioiello nel cuore della città: il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese

Dedicare una rubrica di questo blog all’architettura di Bari non è altro che dare un ordine alla mia personale scoperta della città. Come ho avuto più volte modo di raccontare, sono originaria nella provincia ed esplorare Bari negli aspetti che mi appassionano mi fa sentire -giorno dopo giorno- parte integrante di ciò che mi circonda.

Ebbene, una delle cose belle che ho scoperto è che Bari -durante i primi del ‘900- ebbe un exploit architettonico, il più grande dopo lo splendore del periodo romanico. Siamo in pieno periodo Liberty e Bari fu la città meridionale che più di tutte vide concretizzarsi questo slancio architettonico.

A proposito di questo periodo, vi avevo già parlato di Palazzo Mincuzzi. Sulla stessa scia si inserisce un altro bellissimo, imponente edificio; oso definirlo un grande capolavoro del ‘900: il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese.

La costruzione di questo palazzo ha avuto per Bari un grande significato simbolico; la sua imponenza doveva simboleggiare un avvenimento storico: la conquista dell’acqua, in una terra cronicamente assetata come la Puglia. Un monumento alla civiltà e alla conquista tecnologica, oltre che la nuova sede degli uffici amministrativi dell’Ente Acquedotto Pugliese.

Nel 1924 l’ing. Gaetano Postiglione, Regio Commissario dell’Ente, affidò al giovane Cesare Brunetti il progetto del nuovo palazzo nel quartiere murattiano.

Nel 1930 la struttura era pronta, per un totale di 8000 mq coperti e 200 ambienti. L’esterno del palazzo ha uno stile classico, perfettamente integrato nel contesto cittadino sia per lo stile che per la scelta dei materiali, quali la pietra di Trani.

L’interno, invece, ha un’altra storia, non più classica ma pienamente Liberty, tutta ascrivibile all’estro creativo di Duilio Cambellotti.

Cambellotti fu decoratore vero e proprio: tutto, all’interno del palazzo, doveva ricondurre al tema dell’acqua. Le maniglie delle porte, i dipinti, le sculture, gli intarsi… Un’opera ciclopica che il Cambellotti completò in soli 20 mesi. Una curiosità: Duilio Cambellotti aveva sposato la cugina di un altro grande artista, il futurista Umberto Boccioni; e la sua influenza è chiara.

Operare in piena età fascista, però, non aiutò il nostro artista: la libertà di espressione di cui disponeva all’interno del palazzo non era vista di buon occhio dal regime, che quindi cercò di cancellarne la memoria.

Sembra incredibile ma solo nel 1989 venne riscoperto il nome del grande artista che aveva decorato il Palazzo dell’Acquedotto.

Questa città ci riserva davvero grandi sorprese 😊

Vi aspetto sabato prossimo per un’altra tappa del viaggio nell’architettura barese: questa volta non vi racconterò di un palazzo, ma di una importante piazza. Ciao, buon weekend!

Architettura: con Palazzo Mincuzzi arriva a Bari lo stile Liberty

Quando mi è venuto in mente di dedicare una sezione del blog all’architettura di Bari, ho dovuto tracciare una mappa degli argomenti di cui parlare. E ci doveva essere un punto di partenza, necessariamente; quel punto di partenza è stato subito evidente: Palazzo Mincuzzi.

Questo è il mio blog e parla prima di tutto di me: ebbene, davanti a Palazzo Mincuzzi -da bambina- mi incantavo ad ogni passaggio. Senza aver mai studiato storia dell’arte, senza sapere né come né perchè, lo amavo.

Oggi non è cambiato nulla, semplicemente ne so qualcosa in più.

Per chi non lo conoscesse, Palazzo Mincuzzi si trova al centro del salotto buono di Bari, in via Sparano – angolo via Putignani. È un palazzo maestoso, che svetta tra tutte le costruzioni circostanti.

E dev’essere stato un bel colpo d’occhio per i baresi quando, il 28 ottobre 1928 fu inaugurato in pompa magna, alla presenza di tutte le autorità cittadine e delle più importanti famiglie del circondario.

Il Palazzo fu realizzato con la committenza della famiglia Mincuzzi, commercianti attivi a Bari già da diverso tempo. Decisero di erigere questo vero e proprio tempio del commercio ispirandosi alle Gallerie Lafayette di Parigi; un vero e proprio gioiello di Art Nouveau che faceva di Bari un’altra delle grandi capitali del commercio in Europa.

Passeggiando per via Sparano non si può rimanere indifferenti al cospetto di questo “gigante”: la facciata è un’infiorescenza di decorazioni, marmi, colonne ioniche, capitelli, mascheroni. La cupola che sormonta il palazzo è sontuosamente rivestita di tessere di vetro bagnate nell’oro; il danneggiamento provocato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale fu sanato solo molto tempo dopo: la cupola è tornata al suo splendore originario nel 2001.

L’interno del palazzo è altrettanto sontuoso, lo stile Liberty domina -oggi come allora- con una imponente scalinata illuminata dalla luce della cupola vetrata che la sovrasta.

Oggi la proprietà del palazzo è detenuta ancora dalla famiglia Mincuzzi, ma al suo interno trova spazio una nota catena italiana di abbigliamento.

Le ultime indiscrezioni vogliono, per il prossimo futuro, un raffinato ristorante francese all’interno del palazzo.

 

Il teatro Petruzzelli

Qualche giorno fa, per un caso del tutto fortuito, mi sono imbattuta su Facebook in un link tramite il quale ci si sarebbe potuti prenotare a degli eventi targati “Il Gioco del Lotto”. Non sapevo di cosa si trattasse, nel dubbio ho fatto delle prenotazioni non sapendo di essere poi una delle poche fortunate ad esserci riuscita.

“Il Gioco del Lotto” da qualche anno ha avviato un piano di sostegno alla vita culturale in varie città italiane. E lo fa avvicinando la gente alla cultura con eventi gratuiti.

Addirittura dal 1700 il Gioco sostiene l’arte: non sapevo che, per esempio, la Fontana di Trevi fu realizzata grazie ai proventi del Gioco del Lotto.

A Bari, il Lotto ha contribuito con alcuni fondi al restauro del Teatro Petruzzelli dopo l’incendio; non solo, anche il Teatro Margherita e il Castello Svevo hanno ricevuto questo sostegno.

Il 18 febbraio ho partecipato ad un incontro col giornalista Roberto Giacobbo, il quale ci ha deliziati con un bellissimo racconto sulla storia del Petruzzelli. Teatro che io, come moltissimi, amo profondamente sia per la sua bellezza mozzafiato sia per la storia triste che lo ha riguardato.

Nel 1854 venne inaugurato il Teatro Piccinni che fu, per tutta la seconda metà dell’800, il principale teatro di Bari. La sua capienza di soli 1000 posti, però, ben presto non fu più in grado di soddisfare le esigenze dei baresi, che desideravano un teatro più grande, per tutti. Nel 1890, poi, l’impossibilità di ospitare a Bari un grandissimo successo quale la “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, rese l’esigenza di un nuovo teatro ormai irrimandabile.

Già nel 1877 il Consiglio Comunale di Bari si era impegnato ad assegnare la cifra di 12.000 lire ed un terreno in uso gratuito all’impresa che si fosse impegnata a costruire un nuovo teatro. Ma solo nel 1895 si giunse a una svolta: i fratelli Onofrio e Antonio Petruzzelli, commercianti di stoffe di origine triestina, presentarono un progetto del cognato, l’ingegnere barese Angelo Cicciomessere (poi Messeni, marito della sorella Maria Petruzzelli), che fu approvato.

La posa della prima pietra ebbe luogo il 23 maggio 1898 e l’inaugurazione anni dopo, il 14 febbraio 1903, con “Gli Ugonotti” di Meyerbeer. La costruzione fu finanziata interamente dalla famiglia Petruzzelli. Tutto il teatro fu affrescato da Raffaele Armenise, grandissimo artista barese. Oggi gran parte di questi affreschi non è più visibile a causa del terribile rogo del 1991. Vi erano, inoltre, decorazioni in oro zecchino, riscaldamento e luce elettrica (e nel 1903 non era affatto una cosa usuale). Il teatro era davvero enorme per l’epoca, poteva ospitare fino a 3500 persone (contro le 1200 di oggi, riduzione frutto delle varie leggi sulla sicurezza degli ultimi anni).

Tutti i più grandi artisti hanno calcato il palco del Petruzzelli.

Fino ad arrivare al fatidico 27 ottobre 1991, quando un terribile incendio doloso ha spento per 18 lunghi anni i riflettori su uno dei più importanti teatri italiani. Il rogo distrusse quasi completamente il teatro, provocò il collasso della grande cupola che crollò rovinosamente. Gli affreschi di Raffaele Armenise sono persi per sempre. Ne rimane solo uno nel meraviglioso foyer, meno toccato dall’incendio, che però è irrimediabilmente annerito: l’enorme calore che si sprigionò dall’interno ha letteralmente cotto i pigmenti di colore, che non sono in nessun modo recuperabili. Il pavimento attuale del foyer, però, è quello originale.

Il teatro fu restituito alla città domenica 4 ottobre 2009 sulle note della Nona Sinfonia di Beethoven eseguita dall’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari e dal Coro della Fondazione Petruzzelli, che intonò l’Inno alla Gioia. Immediatamente il palco del Petruzzelli è tornato ad essere uno dei più importanti ed ambiti in Italia.

Roberto Giacobbo, durante l’incontro, ha mostrato molte immagini d’epoca, alcune dei primi del ‘900, altre del rogo, altre ancora di luoghi non noti e nascosti del teatro. Ha mostrato poi un video, che andrà prossimamente su Voyager, che documentava tutti i meccanismi nascosti del teatro, le macchine che reggono e muovono le scenografie, il lavoro di chi è dietro le quinte, degli artigiani, degli operai… Davvero un microcosmo nel teatro.

Una bella immersione per me, quella sera. Molte delle cose che sono state dette le sapevo ma molte altre no. Mi è piaciuto vedere tanta partecipazione, una lunga fila per l’ingresso. Ulteriore dimostrazione di quello che sostengo da tempo: Bari è una città culturalmente molto viva, eclettica, curiosa e per certi versi poetica.