Antonio Ligabue al Castello di Conversano

Antonio Ligabue al Castello di Conversano

24 Aprile 2023 0 Di studiolobarese

L’opera di Antonio Ligabue è un compendio di istinto e ricordi.

È uno di quei casi in cui risulta indispensabile conoscere la biografia dell’artista per immergersi pienamente nella sua poetica.

Una vita condotta tra Svizzera e Bassa Padana, tra povertà, freddo e scarsità di affetti: tutti temi che emergono in maniera evidente nelle sue opere.

Per la biografia completa di Antonio Ligabue vi rimando a Wikipedia; vorrei invece raccontare qui della bellissima mostra allestita a Conversano, nella suggestiva cornice del Castello Aragonese.

A meno di un anno da Passione ‘900 (ne parlavo qui), sempre al Castello Aragonese, torno a Conversano con molto piacere: una città, questa, che si rivela non solo un importante contenitore artistico ma anche un volano che dà impulso allo sviluppo culturale del territorio circostante.

Mi piace moltissimo l’idea del ruolo propulsore in ambito culturale che un piccolo/medio centro può assumere. Mi piace che l’Arte, la Cultura si possano in qualche modo decentrare e, di conseguenza, democraticizzare.

È infatti la prima volta, per esempio, che una mostra simile approda in Puglia e ci sono almeno due fattori da considerare: il primo è che Antonio Ligabue è ormai ampiamente riconosciuto come uno dei più importanti pittori del ‘900; l’altro è che la maggior parte delle opere si trova in collezione privata. Dunque poterne vedere un così cospicuo numero, ed in Puglia, è un’occasione davvero rara.

 

 

Occorre rivolgere un plauso ad Arthemisia, società organizzatrice, per il grande lavoro svolto: reperimento opere, trasporto, allestimento, ecc.

Va anche detto che le mostre targate Arthemisia possiedono davvero una marcia in più, per facilità di fruizione, godibilità, accessibilità.

Ottima, in questo caso, la doppia disponibilità di audioguida, per adulti e per bambini. E ho personalmente visto tanti bambini fruirne, in autonomia e con entusiasmo. Anche perché questa è, secondo me, una mostra che parla a tutti, che arriva a tutti, per temi, per colori, per emozioni.

Emozioni talvolta anche molto forti, potenti. Nell’aggressività di certe fiere sulla preda l’artista riversa il suo dolore per la solitudine, per l’emarginazione sociale.

 

 

In altre opere, invece, a tema agreste o cittadino, emerge un sentimento malinconico che arriva dall’infanzia. Infatti non è inusuale trovare, in una stessa opera, una fusione di paesaggi: ad esempio la campagna reggiana con una tipica città svizzero-tedesca sulla sfondo.

 

 

Per lunghi anni Antonio Ligabue non ebbe un buon rapporto con Gualtieri, la città dove era stato costretto a trasferirsi, dopo l’espulsione dalla Svizzera. Avvertiva il luogo come ostile e trascorse lunghi periodi in solitudine lungo le sponde del Po, ad osservare gli animali che lì incontrava ed ai quali si sentiva vicino.

Nella cronologia delle opere si può osservare l’evoluzione del suo sentimento verso Gualtieri e la campagna reggiana; accade, infatti, che ad un certo punto arrivi il riconoscimento artistico. La critica parla di lui, il “Caso Ligabue” diventa nazionale. Mostre e commissioni si susseguono, le gratificazioni economiche non tardano a giungere. Antonio Ligabue può a questo punto permettersi un’auto con autista e ben 14 moto, la sua grande passione.

Cambia dunque il suo rapporto con l’Italia, con i concittadini di Gualtieri. In una delle sue ultime opere, un autoritratto a figura intera, l’artista si rappresenta fiero, appagato, con la tavolozza e il cavalletto a suggellare definitivamente il suo status di artista, la moto ed il paesaggio del Po che ormai domina completamente lo sfondo. Si sente ora definitivamente riconosciuto. Siamo nel 1962.

 

 

È a questo punto, però, che arriva una emiparesi a bloccare l’attività pittorica e scultorea di Antonio Ligabue. L’artista morirà nel 1965 in un ricovero di mendicità a Gualtieri.

Alla sua fama ha contribuito molto anche il cinema. Due i film a lui dedicati, uno del 1977 e poi il bellissimo “Volevo nascondermi” del 2020, con Elio Germano.

Vi consiglio vivamente di andare a visitare la mostra di Conversano: immergetevi completamente nei sentimenti di Antonio Ligabue. Guardate i suoi meravigliosi animali, dipinti e scolpiti, la brillantezza dei loro colori. Guardate lo sguardo dell’artista negli autoritratti, fermatevi qualche secondo di fronte a ciascuno di essi.

Vi assicuro che sarà un’esperienza enormemente arricchente, in emozioni, in sensibilità. Riempitevi gli occhi di quella luce.

Buona visione.