Tracce di Storia nel dialetto #2

Ultimamente mi capita spesso di pensare che avrei dovuto intraprendere studi di linguistica, glottologia, dialettologia; discipline che ad oggi mi appassionano almeno quanto la storia e la storia dell’arte. Ritrovare nella nostra lingua e nel dialetto tracce del passato mi emoziona, mi dà la sensazione che la Storia sia qui, sempre presente, sempre tra noi.

E quando, per puro caso, scopro delle etimologie interessanti ho subito voglia di raccontarne.

Oggi mi è capitato per le mani un verbo che ho sempre sentito durante l’infanzia, nei discorsi in dialetto nel paesello d’origine; un verbo su cui mi ero anche fermata a pensare, da ragazzina, soprattutto per il fatto che non ne ritrovassi un corrispettivo in italiano (o meglio, ho poi scoperto che esiste ma praticamente inutilizzato).

Si tratta del verbo “incignare”. Non l’avrete mai sentito in italiano, probabilmente; però se, come me, siete di origine meridionale, lo avrete sentito certamente nella forma dialettale col significato di “iniziare”, “cominciare”.

Il verbo deriva dal latino tardo “encaeniare”, che significa “consacrare, inaugurare”. L’ “Encaenia”, infatti, era la festa di dedicazione di un tempio. A sua volta, “encaenia” deriva dal greco tardo ἐγκαίνια “feste d’inaugurazione” (da καινός «nuovo»). Nel tempo, poi, il significato si è esteso ed “encaeniare” ha cominciato ad assumere il significato di avvio di qualcosa di nuovo.

Il termine viene ripreso anche da Sant’Agostino ed è entrato a far parte del vocabolario della lingua italiana proprio tramite i dialetti (forse dal toscano, forse dal napoletano, forse da entrambi).

Sembra essere presente in tutti i dialetti centro-meridionali. Pare non comparire, invece, a nord della Toscana.

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