Ritorno alle radici: “Favole lucane” di Manlio Triggiani

Da quando ho imparato a leggere, fino ad oggi, non ho mai smesso di interessarmi a favole e fiabe. Se da bambina ne coglievo essenzialmente gli aspetti di sogno e di meraviglia, crescendo ho iniziato a cercare di percepire gli aspetti antropologici di questi racconti (complici anche certi studi universitari).

Per questo motivo, quando ho appreso della pubblicazione delle “Fiabe lucane” di Manlio Triggiani, ho pensato che probabilmente l’importanza di preservare certa tradizione culturale è molto più sentita di quello che pensassi.

“Favole lucane” è una raccolta di 60 racconti della tradizione meridionale (e lucana in particolare, appunto) che Manlio Triggiani ha minuziosamente raccolto e selezionato. Il volume è stato pubblicato per i tipi di Progedit, casa editrice barese che da vent’anni dedica molte energie alla Basilicata e ai suoi autori.

Il filone dei racconti orali in Europa è amplissimo; in Italia, in Germania, in Francia. La Basilicata, però, sembra fosse la culla di questa tradizione. Infatti è proprio dalla Basilicata che Giambattista Basile, per il suo “Cunto de li Cunti” attinge la maggior parte del materiale. A partire da Basile, poi, certe fiabe e certe favole (vedi “Cenerentola”, “La bella addormentata nel bosco”), hanno avuto una eco enorme in Europa, anche grazie alla rielaborazione di autori successivi, fino a diventare patrimonio letterario comune a livello mondiale.

Le favole sono componimenti brevi e hanno per protagonisti animali antropomorfizzati; nascono con intento morale e allegorico. Si diffondono in origine tra la povera gente: vi si descrivono le credenze e le paure dei più umili, con un linguaggio semplice.

Nel nostro mondo contemporaneo, soprattutto in certi contesti, si sta del tutto perdendo l’abitudine all’ascolto e alla lettura di questi testi. Ecco perché sono stata piacevolmente sorpresa dalla pubblicazione di “Favole lucane”, che ci ricongiunge al passato, alle nostre radici. Tramandare alle nuove generazioni questi racconti è un bisogno che la nostra società ancora ha, nonostante una quotidianità completamente diversa rispetto alle storie che queste favole evocano.

Devo dire che, in questo libro, l’intento evocativo è fortemente stimolato anche dalle illustrazioni; opera della barese Clara De Cristo, le immagini -a mio avviso- hanno un che di autentico, di genuino. Non c’è un software di grafica dietro la loro realizzazione, ci sono una mano, una matita e dei pastelli.

Il mio parere è che, con la bulimia di immagini a cui siamo sottoposti nella nostra epoca, illustrazioni come queste appaiono insolite. Ma, riflettendoci, calzano a pennello in questo contesto. Favole della tradizione con disegni realizzati a mano. Sì, il connubio mi è piaciuto molto.

Nel mio piccolo mi complimento con Manlio Triggiani, Clara De Cristo e Progedit per questo importante lavoro di squadra.

Scopro ogni giorno piccoli tasselli di una ricchissima produzione editoriale locale, che chiedo a tutti -ove possibile- di valorizzare.

 

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