Un altro gioiello nel cuore della città: il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese

Dedicare una rubrica di questo blog all’architettura di Bari non è altro che dare un ordine alla mia personale scoperta della città. Come ho avuto più volte modo di raccontare, sono originaria nella provincia ed esplorare Bari negli aspetti che mi appassionano mi fa sentire -giorno dopo giorno- parte integrante di ciò che mi circonda.

Ebbene, una delle cose belle che ho scoperto è che Bari -durante i primi del ‘900- ebbe un exploit architettonico, il più grande dopo lo splendore del periodo romanico. Siamo in pieno periodo Liberty e Bari fu la città meridionale che più di tutte vide concretizzarsi questo slancio architettonico.

A proposito di questo periodo, vi avevo già parlato di Palazzo Mincuzzi. Sulla stessa scia si inserisce un altro bellissimo, imponente edificio; oso definirlo un grande capolavoro del ‘900: il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese.

La costruzione di questo palazzo ha avuto per Bari un grande significato simbolico; la sua imponenza doveva simboleggiare un avvenimento storico: la conquista dell’acqua, in una terra cronicamente assetata come la Puglia. Un monumento alla civiltà e alla conquista tecnologica, oltre che la nuova sede degli uffici amministrativi dell’Ente Acquedotto Pugliese.

Nel 1924 l’ing. Gaetano Postiglione, Regio Commissario dell’Ente, affidò al giovane Cesare Brunetti il progetto del nuovo palazzo nel quartiere murattiano.

Nel 1930 la struttura era pronta, per un totale di 8000 mq coperti e 200 ambienti. L’esterno del palazzo ha uno stile classico, perfettamente integrato nel contesto cittadino sia per lo stile che per la scelta dei materiali, quali la pietra di Trani.

L’interno, invece, ha un’altra storia, non più classica ma pienamente Liberty, tutta ascrivibile all’estro creativo di Duilio Cambellotti.

Cambellotti fu decoratore vero e proprio: tutto, all’interno del palazzo, doveva ricondurre al tema dell’acqua. Le maniglie delle porte, i dipinti, le sculture, gli intarsi… Un’opera ciclopica che il Cambellotti completò in soli 20 mesi. Una curiosità: Duilio Cambellotti aveva sposato la cugina di un altro grande artista, il futurista Umberto Boccioni; e la sua influenza è chiara.

Operare in piena età fascista, però, non aiutò il nostro artista: la libertà di espressione di cui disponeva all’interno del palazzo non era vista di buon occhio dal regime, che quindi cercò di cancellarne la memoria.

Sembra incredibile ma solo nel 1989 venne riscoperto il nome del grande artista che aveva decorato il Palazzo dell’Acquedotto.

Questa città ci riserva davvero grandi sorprese 😊

Vi aspetto sabato prossimo per un’altra tappa del viaggio nell’architettura barese: questa volta non vi racconterò di un palazzo, ma di una importante piazza. Ciao, buon weekend!

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