Il contagio: mie impressioni

Questo doveva essere un post per Facebook; avrebbe dovuto avere l’obiettivo di condividere coi miei amici le impressioni su questo film.

Poi ho iniziato a pensarci sù e ho realizzato che forse si prestava di più ad essere su un blog.

Ebbene, volevo raccontarvi di questo film che ho visto ieri al cinema Showville di Bari: “Il contagio”, uscito giusto da un paio di giorni.

Sulla carta non era il mio genere: un racconto di criminali, affaristi e palazzinari della Roma contemporanea. Nulla di particolarmente coinvolgente, di emotivamente interessante.

E invece… Invece quello è solo “l’involucro” del film, che invece si è rivelato ben altro.

Una storia ambientata nella periferia romana, al quartiere Laurentino per la precisione. Il film comincia con la presentazione di tutti i personaggi, tutti inquilini di una palazzina popolare enorme e fatiscente. Be’, già questa prima parte, così bella e corale, mi ha molto piacevolmente sorpresa; la scena più incisiva è l’inquadratura finale della facciata, una sorta di riassunto di tutta l’umanità appena presentata al pubblico.

Non riesco a trovarne un fotogramma su Internet, avrei voluto mostrarvi l’effetto. Vi toccherà andare al cinema 😉

Però quell’inquadratura mi ha subito portato alla mente qualcosa; non sono riuscita a focalizzare esattamente che cosa fino a pochi minuti fa, quando finalmente ho capito: Hieronymus Bosch e uno dei suoi quadri. Potrei citarne tanti, però diciamo “I sette peccati capitali”. Anche Bosch maestro di opere corali, di raffigurazioni collettive e potenti.

Intensissime, poi, tutte le vite e le storie del film. Inutile raccontarle tutte perché altrimenti non avrebbe più senso andare al cinema; ma voglio soltanto dirvi di Vincenzo Salemme: alla prova del film drammatico lui è stra-promosso. Dimenticate il napoletano caciarone e immaginate uno scrittore sensibile e innamorato, che conferisce al film un tocco di grazia, di classe e leggiadria senza il qualche la pellicola non sarebbe stata la stessa. Una prova attoriale introspettiva e inaspettata; vi consiglio di non perderla.

Ottimo anche Maurizio Tesei, attore che non conoscevo (mea culpa) che interpreta straordinariamente il personaggio più “contagiato” (da qui il titolo) del film, quello su cui si incentrerà tutta la seconda parte.

Un cenno anche alla mia adorata Anna Foglietta, a mio parere una delle più grandi attrici italiane in circolazione.

Credo che il cinema nostrano, contrariamente a quanto spesso leggo, sia ancora assolutamente in grado di proporre ottimi prodotti. Frequentate le sale, ne vale la pena.

2 commenti


  1. Invece non sembri drogata, ma posseduta da Sgarbi… 🙂 Mi é piaciuta questa recensione multisciplinare, cosa che apprezzo molto sempre quando ne incontro.

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    1. Grazie Emmanuele! Anche da parte di Sgarbi ehehe

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