Maruggio: dalle tracce dei Cavalieri agli affreschi ritrovati

Maruggio: dalle tracce dei Cavalieri agli affreschi ritrovati

17 Settembre 2026 0 Di studiolobarese

Il tour del Salento settentrionale, che da qualche tempo ho iniziato, sta rivelando delle perle che né da pugliese né da storica dell’arte (oltre che appassionata di storia) avevo mai avuto modo di conoscere.


Quasi per caso, ed approfittando di un evento gastronomico della tarda estate, ho deciso di andare a visitare Maruggio.
Maruggio di cui nemmeno conoscevo l’esistenza. O quasi.

Ebbene Maruggio, piccolo comune di poco più di 5mila abitanti, è uno scrigno di storia e di bellezza. Non a caso fa parte del circuito dei Borghi Più Belli d’Italia.


La sua fondazione risale al IX-X secolo e la sua storia, durante il Medioevo, è fortemente legata alla presenza sul territorio dei Templari e dei Cavalieri dell’Ordine di Malta. Lo sapevate? Io no.


Arrivare a Maruggio di sera è stato molto suggestivo: la luce calda e gialla dei lampioni inondava la pietra degli edifici storici. L’impressione era davvero quella di camminare nella storia.


Uno dei primi edifici che ho visto è stato il Palazzo dei Commendatori (conosciuto anche come il Castello dei Cavalieri di Malta). Venne edificato a partire dal 1368 per volontà appunto del Cavalieri e risultava contiguo alle mura di cinta della piazza, ora non più esistenti. Il suo aspetto oggi è, naturalmente, molto cambiato a causa dei numerosi rimaneggiamenti nei secoli.
All’epoca della costruzione del Palazzo, la città di Maruggio era da pochi anni passata sotto il controllo dei Cavalieri di Malta, ai quali era stata ceduta nel 1317 dalla nobildonna Giovanna Caballaro in cambio dell’accesso di suo figlio all’Ordine dei Giovanniti (poi Cavalieri di Malta).


Interessante è stato poi scoprire chi fosse Giovanna Caballaro e perché detenesse il possesso del feudo di Maruggio.
Nel 1309 Papa Clemente V, dalla sede papale di Avignone, emise una Bolla con la quale sospendeva l’Ordine dei Templari, suddividendone i beni tra altri Ordini. In Terra d’Otranto, questa operazione fu rallentata dalla feudataria di Maruggio, Giovanna Caballaro; la nobildonna ostacolò infatti il passaggio dei beni ai nuovi proprietari per alcuni anni. Nel 1317, poi, probabilmente dopo una ulteriore intimidazione da parte del sovrano angioino di Napoli, cedette il feudo ai Cavalieri di Malta in cambio dell’ingresso nell’Ordine di suo figlio Nicola De Pandis. Maruggio è rimasta sotto il controllo dell’Ordine fino al 1819.


Altra meraviglia di Maruggio è, per me, la Chiesa Matrice, dedicata alla Natività della Vergine.
Dall’esterno l’edificio si presenta con la sobria monumentalità tipica del carparo pugliese: lesene dorate e monofore strette come feritoie, un portale pulito, quasi severo.


L’interno, a pianta basilicale, ha la navata centrale coperta da una volta a botte cinquecentesca. Ma c’è un dettaglio che cattura l’attenzione: incastonata in una nicchia scavata nel tufo, riemerge una porzione di affresco miracolosamente sopravvissuta al tempo.
Si tratta di una rappresentazione di Santa Maria della Pietà, oggi parzialmente ricoperta dagli archi ciechi posti a rafforzare le mura laterali che rischiavano il cedimento dopo il terremoto del 1743, nell’intercapedine dei quali sono visibili Maria Maddalena ai piedi della Santa Croce e San Giovanni Apostolo piangente e col fazzoletto in mano. Vedere oggi riemergere quel frammento di colore dalla pietra grezza è come assistere a una piccola rinascita.


Passeggiando poi a caso tra i vicoli del centro storico, Maruggio continua a sorprendere per la sua stratificazione. Non c’è solo il Medioevo: dietro portali ad arco con eleganti roste in ferro battuto si aprono cortili segreti con loggiati a colonnine cinquecentesche, mentre in un angolo fa capolino una scultura contemporanea in bronzo, che ritrae una figura femminile raccolta nei suoi pensieri e dialoga inaspettatamente con la calce viva dei muri circostanti.

Persino entrando all’improvviso in un ambiente restaurato, lo sguardo cade a terra: un tappeto perfetto di cementine d’inizio Novecento, con motivi geometrici e cornici floreali a stella che ricordano quanto la cultura decorativa meridionale sappia essere raffinata anche nelle architetture minori.


Maruggio, insomma, non è una semplice deviazione gastronomica o un borgo da cartolina: è un compendio di storia dell’arte salentina condensato in pochi metri quadri. Il promemoria perfetto del fatto che, in Puglia, la vera meraviglia si nasconde spesso a pochissimi chilometri dalle spiagge più affollate, adagiata silenziosa nella sua pietra dorata.