Bari guarda al futuro: logo e brand identity

Il logo presentato ieri, primo passo verso la costruzione della brand identity del capoluogo, ai baresi non è piaciuto molto. Facebook pullula di critiche e di invettive contro chi ne ha commissionato l’ideazione e realizzazione.

C’è chi ne fa una questione di pecunia, chi di poca trasparenza nella gestione della gara, chi di scarsa efficacia comunicativa del risultato.

Bene, devo dire che io faccio parte di quest’ultima categoria. Molto molto interessante l’idea di partenza: realizzare un piano di comunicazione e promozione della città che si rivolga soprattutto all’estero, a partire da un logo che rappresenti le tante anime di Bari.

Ecco: il logo. Il logo è l’elemento primo di una campagna di brand identity e dovrebbe immediatamente comunicare la mission di quello che rappresenta. Questo nostro logo “parla”, nelle quattro lettere, di alcuni degli elementi distintivi di Bari: la storia e l’architettura, il mare, la gastronomia e le infrastrutture innovative. Ma non in maniera immediata; temo che la maggior parte delle persone che lo hanno visto non abbiano affatto – di prim’acchito- riconosciuto questi elementi. Occorre che ognuno di questi venga chiarito, affinchè “comunichi”. Probabilmente esperti di marketing potrebbero smentirmi, ma temo che un logo così non c’entri l’obiettivo per il quale era stato pensato.

Pioggia di critiche anche per il payoff, che recita “Never ends”: non convince, in particolare, la scelta dell’inglese. Scelta che invece mi sembra ovvia, se il target dev’essere quello dei turisti stranieri. Più che altro il significato non mi è chiarissimo: non finisce mai che cosa? La storia? Le tradizioni? L’innovazione? O forse tutto questo messo insieme? Potrebbe anche essere e non sarebbe nemmeno male come intenzione, ma anche qui forse si pecca di poca immediatezza.

Devo però ripetere che la strada intrapresa mi sembra molto buona; va in una direzione innovativa, e in qualche modo obbligata.

Sì, perchè il settore del turismo è completamente cambiato: il web ha reso le città di tutto il mondo dei prodotti su un immenso scaffale, di fronte al quale il turista-acquirente si ferma e osserva. Si lascia catturare da ciò che gli sembra più interessante, più conveniente, più attrattivo.

In questo contesto una città non può stare ferma a guardare: deve attivarsi, deve dotarsi di un piano di marketing e di comunicazione affinchè l’immagine “sullo scaffale” attiri il turista e prevalga sulle altre.

Dunque auguro buon lavoro a chi sta intraprendendo questa sfida: che il brand “Bari” diventi presto un’altra delle eccellenze pugliesi.

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