La poesia della tavola, da De Nittis a Casorati

Se pensavate che il Petruzzelli fosse “solo” un teatro, vi sbagliavate: dallo scorso novembre, il suo meraviglioso foyer è diventato una maestosa sala espositiva per una mostra bella e importante. “La poesia della tavola” mette in scena 15 opere provenienti da importanti musei italiani, che raccontano –in modi diversi- il rito della tavola, dei pasti, del ritrovo nell’intimità domestica e in altri luoghi, tra le fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Il foyer di un teatro come sede espositiva è una novità assoluta: a volerlo, è stato il presidente della Fondazione Petruzzelli, Gianrico Carofiglio. Se il teatro è il luogo delle arti, per antonomasia, allora può diventare contenitore di tutte le arti; è proprio l’etimologia della parola che rende vera questa idea: “teatro” deriva dal verbo greco théaomai, cioè “vedo”.

Devo dire che questa scelta mi sembra quantomai azzeccata: gli stucchi del foyer fanno da cornice perfetta alla mostra, perché coevi –come stile- alle opere esposte.

Il ritrovo conviviale è qualcosa di estremamente teatrale, specialmente –tra le tele del Petruzzelli- in De Nittis: il suo “Pranzo a Posillipo” invita lo spettatore ad unirsi alle festa del pranzo, tra le risate dei commensali e il concerto dei cantanti.

Tornato da Parigi, e abbandonate le avanguardie delle arti figurative, De Nittis ritorna ad un linguaggio realista, ad una raffigurazione precisa della realtà. Siamo negli anni dell’affermazione del fascismo e tanti altri artisti, qua esposti, sono destinati a seguire lo stesso percorso di De Nittis: Carena, Casorati, Bocchi. E poi come non citare Carlo Levi (a sua volta allievo di Casorati a Torino), col suo “Padre a tavola” del 1926: una figura ieratica, sospesa tra realtà e finzione; negli oggetti semplici della quotidianità si coglie netto un sentimento di inquietudine, frutto senza dubbio della difficile situazione di Carlo Levi, antifascista convinto.

Mi viene a questo naturale una riflessione. Penso cioè a come delle opere d’arte riescano, allo stesso tempo, ad essere lo specchio dell’artista, della sua biografia e del periodo in cui vedono la luce.

Consideravo due artisti contemporanei e così legati come Levi e Casorati: Carlo Levi, apertamente antifascista tanto da subire la condanna all’esilio ad Aliano, trasmette nella sua pittura un sentimento di ribellione, anche alla stessa arte di regime, in quel momento dominata dal futurismo di Marinetti.

Casorati, invece, benchè grande amico di Levi, dopo un episodio di arresto per alcuni giorni a causa della sua amicizia con l’antifascista Piero Gobetti, decise di evitare di entrare in aperto conflitto col Fascismo. Aderisce perciò alla corrente cosiddetta del “Realismo magico”, di cui fu uno dei maggiori esponenti. Questa corrente rifiutava le avanguardie per rifarsi ad una tradizione nazionale, una tradizione che guardava all’arte italiana del Tre e Quattrocento, probabilmente più in linea col clima del periodo.

Come dicevo, le opere esposte in questa mostra provengono da prestigiosi musei quali la GAM di Torino (Galleria di Arte Moderna e Contemporanea), la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, la Fondazione Carlo Levi di Roma, la Galleria di Arte Moderna di Milano: insomma, vedere queste opere tutte insieme in futuro sarà quasi impossibile. Vi consiglio, quindi, di non perdere la mostra al Petruzzelli: avete tempo fino a domenica 21 febbraio.

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